FILOSOFIA DELL'ACQUARIO

 

Qual'è il pesce più bello?

Quello che ti sta osservando,

possibilmente in buona salute.

Chi è un acquariofilo?

Chi è ancora capace di emozionarsi di fronte ad un semplice pesce rosso,

possibilmente non in una boccia.

 

Naturalmente sembra esagerato scomodare la filosofia per parlare di acquari e pesci, eppure può essere utile per capire l'approccio con cui ognuno di noi si pone di fronte al proprio

 acquario.

 

Le due frasi iniziali la dicono lunga sulla mia opinione rispetto all'acquario, personalmente dopo tanti anni ancora allevo in parte gli stessi pesci, ricavandone le stesse sensazioni di sempre; e soprattutto non considero i vari acquari come una scaletta di percorso con in cima l'acquario marino tropicale quale punto di arrivo, perchè quando sei arrivato hai finito.

 

Per me ogni acquario è positivo così come quasi tutti i pesci, dico quasi perché sconsiglio solo quelli troppo grandi per ovvi motivi di spazio e di sofferenza per loro e per gli incauti acquirenti.

 

Per il resto ammiro tutto ciò che nuota, dal più rustico al più delicato dei pesci, considerandoli tutti allo stesso livello di soddisfazione, è chiaro che poi ognuno di noi deve allevare i pesci a cui può dedicare più cure in base al proprio tempo libero, per questo è importante documentarsi sui pesci prima di procedere all'acquisto.

 

Ma non per questo dobbiamo snobbare pesci ormai troppo “ semplici “ ed allevati da troppo tempo; anzi dobbiamo ringraziare la natura che ci ha messo a disposizione tante specie di animali diverse e con esigenze diverse,  tali da adattarsi ad ogni tipo di acquariofilo.

 

Penso che ognuno di noi si formi da giovane tramite le letture effettuate, a me è capitato per caso o destino di incappare in alcuni libri di Konrad Lorenz di cui riporto alcuni brani relativi all'acquario; naturalmente data l'epoca e la grande cultura dello scienziato i suoi acquari e la sua concezione dell'acquario sono molto diversi dai concetti attuali, comunque vale sempre la pena di leggere qualche pagina di un grande studioso di animali vissuti insieme a lui nel migliore ambiente si possa loro mettere a disposizione; in fin dei conti il suo consiglio principale è quello di non esagerare e lasciar fare alla natura, personalmente non posso che condividere e cercare di applicare questo concetto anche nei nostri acquari  superaccessoriati.

Lorenz è stato un grande scienziato e scrittore, soprattutto capace di parlare a tutti, grazie ad un linguaggio semplice e comprensibile, consiglio di leggere almeno “ L'anello di re Salomone “.

Basterebbe conoscere quest'episodio della sua vita per considerarlo un punto di riferimento dell'acquariofilia: nel 1973 vinse il premio nobel per i suoi studi sui comportamenti animali: con i soldi annessi al premio si fece costruire un grande acquario tropicale di 32.000 litri in cui amava immergersi a 70 anni suonati.

 

 

Se si vuole creare nei giovani il senso della protezione della natura, la cosa più importante è il contatto diretto con gli animali.

-- Konrad Lorenz

UNA COSA CHE NON FA DANNI: L’ACQUARIO

Non costa quasi nulla eppure è una cosa magnifica: coprite il fondo di un recipiente di vetro con un pugno di sabbia pulita e piantatevi alcune comuni pianticelle acquatiche, versateci sopra delicatamente alcuni litri d’acqua di rubinetto e ponete il tutto su di un davanzale soleggiato. Quando l’acqua si è purificata e le pianticelle hanno incominciato a crescere, mettetevi dentro alcuni pesciolini: o, ancor meglio, recatevi con un vasetto e con un acchiappafarfalle allo stagno più vicino, immergete alcune volte la rete, e raccoglierete una miriade di organismi viventi.

In quella reticella per me è ancor oggi rinchiuso l’incanto della fanciullezza. Meglio se non si tratta di uno strumento impeccabile, con manico di ottone e borsa di garza; anzi, la tradizione vuole che ce lo si prepari da soli, a casa, in dieci minuti: il manico con un filo metallico incurvato alla bell’e meglio, la borsa con una calza, un pezzo di tenda o un pannolino. Con un simile aggeggio, a nove anni ho catturato le prime dafnie per i miei pesciolini, scoprendo così le piccole meraviglie dello stagno di acqua dolce che immediatamente mi sedusse con il suo fascino. Dopo la reticella venne la lente d’ingrandimento, dopo di questa un modesto microscopio, e con ciò il mio destino fu irrevocabilmente segnato. Chi infatti ha contemplato una volta con i propri occhi la bellezza della natura non è destinato alla morte come pensa Piaten, bensì alla natura stessa, di cui ha intravisto le meraviglie. E se ha davvero degli occhi per vedere, costui diverrà inevitabilmente un naturalista.

Dunque voi fate passare la reticella fra le piante acquatiche del vicino stagno, riempiendovi di solito le scarpe di acqua e di fango. Se avete scelto bene il luogo e avete trovato uno stagno dove c’è roba che fa per voi, presto il fondo della rete sarà tutto un brulichio di piccole creature trasparenti. Rovesciate allora il contenuto della rete nel recipiente che avrete già prima riempito di acqua. Giunti a casa, vuotate delicatamente il vostro bottino nell’acquario e contemplate il piccolo mondo che ora si dispiega ai vostri occhi. L’acquario è infatti un universo, dove, come in uno stagno o in un lago naturale, insomma come in un qualsiasi luogo del nostro pianeta, creature animali e vegetali vivono insieme creando un equilibrio biologico. Le piante consumano l’acido carbonico espirato dagli animali e a loro volta esalano ossigeno. E però errato affermare che le piante respirano non come gli animali, ma «alla rovescia»: come gli animali esse inspirano ossigeno ed espirano acido carbonico, ma, oltre a questo processo e indipendentemente da esso, le piante in via di accrescimento assimilano l’acido carbonico servendosene per costruire la loro sostanza corporea, e l’ossigeno eliminato eccede quindi quello incorporato con la respirazione. Di questo eccesso di ossigeno vivono uomini e animali. Inoltre le piante sono in grado di assimilare i prodotti della decomposizione di altre creature viventi, reinserendoli nel grande ciclo vitale della materia.

Ogni disturbo arrecato a questo ciclo, all’equilibrata convivenza di animali e vegetali, produce conseguenze dannose. Per esempio molti acquariofili, sia bambini sia adulti, non resistono alla tentazione di inserire nel recipiente, già pieno di animali fino al limite della tolleranza della sua parte vegetale, ancora questo o quel bel pesciolino. E proprio il nuovo pesciolino può essere la rovina di quel mondo che è l’acquario, così provvidamente difeso e amato. Dall’eccesso di animali deriverà infatti una mancanza di ossigeno; allora qualche organismo prima o poi soccomberà, e la sua morte potrà anche passare inosservata. Ma la decomposizione del suo corpo farà enormemente aumentare i batteri, l’acqua si intorbiderà, l’ossi¬geno diminuirà ulteriormente; allora moriranno altri animali, e la distruzione si propagherà con ritmo incalzante; alla fine anche la vegetazione comincerà a decomporsi, e quello che pochi giorni prima era stato un delizioso e limpido laghetto popolato di prospere pianticelle e di vivaci animaletti diverrà in breve tempo una disgustosa e puzzolente brodaglia.

Da questi pericoli l’esperto acquariofilo si difende con l’aerazione artificiale dell’acqua. Tuttavia questo espediente tecnico sminuisce il pregio dell’acquario, che consiste proprio nell’autosufficienza biologica di quel piccolo universo, cui dall’esterno non occorre alcun aiuto, a parte il nutrimento degli animali e la pulizia della vetrina anteriore del recipiente: se infatti vi domina il giusto equilibrio, l’acquario non ha bisogno di essere pulito! Rinunziando ai pesci più grossi, specie a quelli che sommuovono il fondo, nessun danno si avrà se gli escrementi animali e i tessuti vegetali in decomposizione costituiranno a poco a poco uno strato fangoso; anzi, tanto meglio, perché questo strato penetrerà e renderà fertile il fondo, originariamente sterile. Nonostante il fango, l’acqua rimarrà inodore e conserverà la limpidezza cristallina di uno dei nostri laghetti alpini.

Dal punto di vista biologico, e anche da quello estetico, è meglio inaugurare l’acquario in primavera, popolandolo solo di pochi ramoscelli in germoglio: solo le piante che vi sono cresciute riescono ad adattarsi alle particolari condizioni di quell’ambiente e a prosperarvi, mentre tutte le piante che sono state inserite nell’acquario già adulte vi perdono gran parte della loro bellezza. Anche se distano tra loro solo pochi centimetri, due acquari hanno un’individualità così distinta e ben caratterizzata come due laghi che distino tra loro molte ore di cammino. Ed è proprio questa la straordinaria attrattiva di un nuovo acquario, il fatto che, inaugurandolo, non si ha alcuna idea di come esso si svilupperà, dell’aspetto che assumerà una volta raggiunto il suo equilibrio particolare. Supponiamo di riempire contemporaneamente tre recipienti con lo stesso materiale, disponendoli l’uno accanto all’altro sulla stessa tavola e popolandoli tutti con peste d’acqua (Elodea canadensis) e miriofilli (Myriophyl¬lum verticzllatum): nel primo recipiente crescerà, poniamo, una fitta giungla di peste d’acqua che soffocherà completamente i teneri miriofihli, nella seconda potrà accadere il contrario, e nella terza le due specie armonizzeranno, e come dal nulla sorgerà una splendida vegetazione di Nitella flexilis, una graziosa alga verde tutta ramificata a mo’ di candelabro. E l’evoluzione dei tre acquari può essere tanto diversa da rendere diverse anche le proprietà biologiche, favorevoli o sfavorevoli all’insediamento di determinati animali; insomma, benché impostati nello stesso identico modo, i tre acquari svilupperanno ognuno il proprio universo particolare.

Ci vuole un certo tatto e molto autocontrollo per permettere a ogni acquario di « trovare la propria fisionomia», perché anche gli interventi meglio intenzionati possono avere effetti deleteri. Naturalmente si può anche impiantare un acquario « elegante», con fondo artificiale e piantine ben distribuite ad arte; un filtro eviterà la formazione di fango e l’aerazione artificiale consentirà di tenervi molti più pesci di quanto non sarebbe possibile in condizioni più naturali. In questo caso le piante avranno una funzione puramente ornamentale, non essendo necessarie agli animali, cui l’aerazione artificiale fornirà abbastanza ossigeno per le loro esigenze vitali.

E’ questione di gusti, ma per me un acquario è una comunità autonoma che si mantiene in vita grazie a un proprio equilibrio biologico. Altrimenti si tratta di una specie di stalla, cioè di un ambiente tenuto artificialmente pulito, igienicamente ineccepibile, che non è un fine in se stesso, ma solo un mezzo per contenervi determinati animali.

Con una grande esperienza e con un delicato intuito biologico è però possibile, entro certi limiti, predeterminare il carattere generale del microcosmo che si svilupperà poi in un acquario, scegliendone oculatamente il fondo, la posizione del recipiente, la temperatura e la luminosità, e infine gli animali che lo popoleranno. In questo consiste l’arte dell’acquariofilo, in cui eccelleva il mio amico Bernhard Hellmann, perito tragicamente: in uno dei suoi acquari egli era riuscito a riprodurre perfettamente un ambiente naturale ben preciso, il lago di Altaussee; era una vasca grande, assai profonda, fresca, e non troppo esposta alla luce; la vegetazione nell’acqua cristallina consisteva di trasparenti erbe verde chiaro, il fondo sassoso era coperto di scuro muschio dei fossi (Fontinalis) e di graziosa Chara. Gli animali non microscopici erano rappresentati solo da alcune minuscole trote, da qualche varone e da un piccolo gambero fluviale: una popolazione ittica dalla densità non molto superiore a quella di uno stagno naturale. Bisogna far molta attenzione a questo aspetto se si vogliono conservare a lungo e far riprodurre animali acquatici assai delicati. La maggior parte dei pesci esotici ornamentali che vediamo negli acquari dei dilettanti ci facilitano il compito, perché anche in natura essi vivono in piccoli stagni non troppo puliti; l’ambiente dei piccoli stagni tropicali, riscaldati dal sole in modo intenso e uniforme, si può facilmente riprodurre presso una qualunque finestra esposta a sud con un po’ di riscaldamento elettrico, certo più facilmente di qualunque tipo di habitat delle acque nostrane. E questo il solo motivo per cui è incomparabilmente più difficile allevare pesci dei nostri laghi e torrenti che non pesci tropicali. Ora comprenderete perché vi ho consigliato di raccogliere i primi abitanti del vostro acquario dallo stagno più vicino e con la reticella tradizionale. Fra tutte le centinaia di acquari che ho posseduto la mia particolare preferenza va sempre all’acquario più comune, più economico e per così dire più banale, perché le sue pareti racchiudono la comunità vivente più naturale e più perfetta. Davanti all’acquario si può star delle ore assorti in fantasticherie, come quando si contemplano le fiamme del caminetto o le rapide acque di un torrente. E si imparano molte cose durante questa contemplazione. Se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere in quelle ore di meditazione di fronte all’acquario, e sull’altro tutto ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo!